LOUIS OUDART

Nel 1826 Louis Oudart arriva in Italia ed inizia la collaborazione ai Tenimenti Reali di Pollenzo con il Generale Staglieno, allora considerato grande enologo. Staglieno era anche il responsabile delle cantine del Castello di Grinzane Cavour e qui collaborò  con Louis Oudart, come ricorda Camillo Benso:  «ad inizio anno del 1847 si trovano in cantina sia il vino alla Staglieno, sia il vino alla francese ..».


In pratica, dopo i Nebbiolo dolci, frizzanti, instabili  e molto ossidati dei secoli precedenti, lo Staglieno riteneva che la via per ottenere vini di qualità fosse far fermentare in vasche completamente chiuse, addirittura ermetiche con valvole di sfiato; il risultato furono vini migliori ma non appaganti, carenti di profumi e deboli.  

 

L’Oudart, invece, proponeva di tornare a vinificazioni più tradizionali ma seguendo una serie di regole che condividiamo pienamente e che potrebbero in gran parte essere fatte proprie dai produttori  odierni.
Interrogato sul Nebbiolo, Louis Oudart affermò: “l'uva nebbiolo è straordinaria, non capisco perché non venga usata per fare un vino rosso secco”.


Nel 1853 Louis Oudart fu eletto membro corrispondente dell’attuale Accademia di Agricoltura, in contemporanea con il nostro Camillo di Castelborgo ed inizia la consulenza testimoniata da lettere e scritti vari. Ma pensiamo si conoscessero già prima, probabilmente tramite il Cavour.  
Louis Oudart scrisse tra gli altri un trattato molto interessante: “Le buone pratiche per la vinificazione e la conservazione dei vini giustificate dalla scienza moderna”, basato sulle sue conoscenze degli studi di Guyot, Gay Lussac, Lavoisier, Chaptal, Liebig, Pasteur , Mau­menée e molti altri a  noi sconosciuti.

 

Leggiamo, tra i suoi consigli, che condividiamo in gran parte.: 
UVAGGI: usare solo una varietà di uve o al massimo 2-3 che siano complementari e comunque ben mature.
LA VENDEMMIA:  raccolta con tempo secco, grappoli perfettamente sani e ben maturi, selezione, delicatezza nella raccolta,  velocità di conferimento e di lavorazione
PIGIATURA E FOLLATURA DEL MOSTO: pigiatura delicata, senza danneggiare i graspi, aerazione del mosto
FERMENTAZIONI: non troppo lunghe per non estrarre troppo tannino
SVINATURA: come ottenere il vino nuovo e solo il fiore dalla pressa, colmare le botti e mantenerle al caldo per non bloccare la fermentazione, aggiunta di zolfo (solfiti) 
TRAVASI: epoca, modalità, evitare giornate troppo fredde ed umide, seconda fermentazione (malolattica),  cure per la conservazione dei vini dopo il travaso.


Come non dargli ragione?

Abbiamo studiato per 250 anni per giungere alle sue stesse conclusioni…….

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