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VIGNA DI SANTOSTEFANO

Già nel 1742 Manfredo Bongiovanni, Conte di Castelborgo ritenne doveroso riprodurre la “Cassina di S. Stefano” nel Cabreo dei beni di famiglia. 


Stefano doveva essere un Santo molto caro alla famiglia, se anche il loro altare presso la chiesa parrocchiale era ad esso dedicato. 

1767

Nel 1767 l’Architetto Giovanni Antonio Borgese, amministratore dei beni dei Castelborgo, scrive nel suo inventario: 


“produzione di vino negro ammonta a brente (= storica  misura di capacità piemontese pari a 50 litri) 536 delle quali 100 di “Nebioli” della “Cassina di S. Stefano”.

 

Significa che già allora i Castelborgo o i loro responsabili avevano capito che il Nebbiolo di Santo Stefano era unico, meritevole di essere vinificato e conservato a parte dagli altri. 

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1964

Nel 1964, con l’acquisto del Castello, Giacomo Stupino acquistò anche parte dei vigneti di sua pertinenza. 


Il  «geometra Giacomo», come veniva chiamato in paese, conosceva molto bene i terreni di Neive e dintorni perché li aveva misurati praticamente tutti. Quando gli  venne proposta la scelta tra la vigna di Santo Stefano -  in parte incolta  - ed altre già piantate in zone altrettanto famose, egli non ebbe dubbi. 


Ricorda Italo Stupino: «Nostro padre scelse Santo Stefano, consapevole dell’enorme potenziale di questa collina unica ed irripetibile e questa fu ed è la nostra fortuna».    Ed è sufficiente vedere la vigna dopo ogni nevicata per capire quanto avesse ragione……

La collaborazione con Bruno Giacosa

Nello stesso anno compare sulle etichette di Barbaresco di Castello di Neive e di Bruno Giacosa il riferimento al “Cru Santo Stefano” ed ha inizio una collaborazione che andrà avanti fino al 2011 senza contratti nè obblighi legali. 


Tra il 1967 ed il 1970 tutti gli incolti di Santo Stefano vennero reimpiantati.


Grazie a questa opera, oltre  6 Ha di Nebbiolo di Santo Stefano oggi hanno più di 50 anni con tutti i vantaggi qualitativi ben conosciuti.


Ricorda Italo che vennero prima piantati i portainnesti di vite americana e poi innestati in campo con le gemme delle viti migliori presenti in azienda.

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2001

Nel 2001 venne sostituita la piccola porzione di vigna ancora piantata dai Riccardi Candiani, ormai non più all’altezza delle aspettative,  con un nuovo vigneto, in parte Nebbiolo e in parte Barbera.  

 

Per la  vigna di Nebbiolo sono stati utilizzati 5 cloni ritenuti più promettenti dal C.N.R. e dall’Università di Torino.

 

Questo ci è servito  per  valutare la risposta di questi cloni nei terreni di Santo Stefano e scegliere quelli che sono i migliori per sostituire le fallanze. 

I nuovi impianti 

Nel 2006 abbiamo deciso di piantare un nuovo vigneto sulla sommità della collina e destinare la parte esposta a Sud-ovest alla Barbera


Per la parte esposta ad Est, si è scelto un vitigno nuovo per l’azienda, il Riesling Renano, confidando di poter ritrovare la mineralità tipicamente presente nei vini di Santo Stefano in un vino che normalmente ne fa vanto. 


Infine, nel 2011 ancora una piccola parte piantata a Nebbiolo con barbatelle derivate dai cloni risultati migliori nel precedente studio ed un nuovo clone non ancora testato da comparare con le selezioni massali dei vecchi vigneti di Santo Stefano e Valtorta. 

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